Il lavoro del muratore negli anni ‘50 era un lavoro molto più faticoso di quello di oggi. Come in tutti i settori la meccanizzazione, anche nell’edilizia, non solo ha accelerato i tempi di esecuzione, ha ridotto soprattutto la fatica muscolare dell’uomo. Prendiamo alcuni esempi come quello di scaricare sacchi di cemento. Si parla di dover scaricare interi camion pieni di sacchine di cemento, pesanti ognuna 50 kg. (ora la legge impedisce al lavoratore di caricare più di 30 kg. alla volta). Valerio racconta che per scaricare un camion intero di sacchi di cemento lui si faceva caricare sulle spalle 3 sacchine di cemento alla volta da chi stava sul camion, e addirittura mi ha detto che per scommessa una volta ne ha portate sei contemporaneamente.
Lo scarico della ghiaia per esempio era un’altra di quelle operazioni impossibili che oggi fanno sorridere. Oggi arriva il camion, aziona il ribaltabile, e il camionista deve salire sul camion a spazzare il cassone. Una volta la ghiaia arrivava dalla cava con il camion senza il ribaltabile e doveva essere scaricata con il badile. Il più delle volte accadeva che durante il trasporto la ghiaia si compattasse creando una specie di crosta dura e compatta che costringeva i muratori a delle vere e proprie faticaccie che magari venivano fatte nel tardo pomeriggio dopo aver già trascorso una giornata intera a lavorare come si faceva una volta. Valerio Casadio ricorda che Adelmo lo andava a chiamare alle 18/19 perché era arrivato Montini (Pighē) con un camion pieno di ghiaia o di mattoni che doveva essere scaricato (tutto a mano ovviamente) per poi ritornare a casa verso le 22 o 23.

Trasporto a mano dei coppi per la copertura della casa dei F.lli Dalmonte a Errano, anno di costruzione 1962-1963. Questa era la maniera con cui si portavano i coppi sul tetto. Nel 1965 l’impresa Rava acquistò la prima gru e tutto cambiò. Come si nota è presente il primo autocarro comprato dalla ditta Rava, il 671 detto “Stantõ” , all’inizio degli anni 1960. Fino ad allora per fare arrivare il materiale in cantiere si usavano i trasportatori.
Oggi capita spesso di fermarsi a osservare un cantiere edile e la cosa che si nota sempre è il continuo movimento della gru che trasporta materiali dal livello del terreno al punto in cui si sta lavorando. Quanto lavoro a mano risparmiato, e quante schiene salvate da problemi che poi si riflettevano, per i meno robusti, in vecchiaie piene di acciacchi. Il progresso è anche questo. La ditta Rava comprò la prima gru nel 1965.
Ai tempi in cui si lanciavano i mattoni con la paletta un tipico scherzo fatto dai muratori più vecchi ai novizi era rivolto a quello che faceva il lancio. Dopo avergli caricato la paletta per un buon numero di volte con il numero giusto di mattoni, il novizio prendeva confidenza e aumentava la velocità. A questo punto la persona che metteva i mattoni sulla paletta simulava solo l’atto senza metterli effettivamente. Il povero lanciatore si trovava a mulinare nel vuoto la paletta, sbilanciand e cadendo all’indietro come travolto da un macigno. Naturalmente tra le risate di tutti i vecchi muratori che avevano assistito alla scena.

Carriola per il trasporto dei mattoni e paletta per il lancio. Questo era un modo semplice e rapido per lanciare i mattoni fino a 5 o 6 metri di altezza nel punto in cui veniva fatta la muratura. Il lavoro richiedeva la coordinazione di tre persone. Il primo muratore prelevava due mattoni dal mucchio e li poggiava sulla paletta; quello addetto al lancio, sempre uno dalla forza e robustezza adeguata, eseguiva il lancio, e il terzo muratore in cima alla casa prendeva al volo i mattoni, appoggiandoli sul solaio per la costruzione.
Dopo la casa dei Plazèt la ditta, che oggi si chiama “Rava Giovanni Impresa Edile” costruì la casa dei Barandèl in via Modanesi a cui seguirono centinaia di case per tutta la zona di Reda e dintorni, vasche per il vino e tombe di famiglia. A questi lavori vanno aggiunti anche quelli della Chiesa e del campanile di Reda per la società Aurora, di proprietà di Giovanni Rava e Claudio Cicognani.
Infine una serie di ristrutturazioni fatte a Faenza tra cui è opportuno ricordare: la facciata del palazzo Ghetti di corso Matteotti e di corso Garibaldi e la facciata della chiesa di S. Francesco.

Prima casa costruita dall’impresa di Adelmo Rava nel 1953. Si trova in via Pianetta, è di proprietà della famiglia Placci detti i Plazèt.
Nel settore edilizio a Reda ci sono poi alcune ditte che forniscono materiali e arredi: la ditta Fratelli Baggioni per falegnameria e arredo, Rosetti Roberto & C. per la lavorazione dei marmi, i Fratelli Berti per la lavorazione degli infissi in alluminio e Giuseppe Ferretti fabbro.
Infine per chiudere il capitolo dei mestieri è importante ricordare l’officina per macchine agricole di Ottavio Bosi che si trova nella frazione Chengià ed é l’unica rimasta in questo settore